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Oltre le demenze. Voce alle famiglie.

Rita figlia di Carlo: “I suoi baci a mia madre in segno di gratitudine”

Catanzaro, 14 ottobre 2019 – <<Potrebbe sembrare un paradosso dire che nella malattia c’è un lato positivo. Ma per me il lato positivo c’è ed è rappresentato dal fatto che mio padre riempie mia madre di baci e abbracci e nei momenti di lucidità ripete che senza di lei non potrebbe vivere>>. Per Rita Frangipane il lato meno duro della malattia di Carlo, settantanove anni, persona con demenza, sono le manifestazioni di affetto verso la compagna di una vita: <<La dottoressa Elena Sodano>>, presidente dell’associazione “Ra.Gi.” che si prende cura di Carlo, <<ci ha spiegato che questo è il suo modo per ringraziare mia madre che lo accudisce ventiquattr’ore su ventiquattro>>.

Palmira (nella foto) è il pilastro di Carlo. Il senso di riconoscenza diventa il tratto distintivo di questa relazione di cura. Il risultato è che oggi <<succede il contrario di quando lui, preso dal lavoro e da altre distrazioni, era il meno attento>> della coppia, <<anche se mio padre – precisa Rita – è sempre stato presente e non ci ha mai fatto mancare nulla>>.

La prima diagnosi, quella in parte errata, arriva sei anni fa. Un percorso in salita: una prima batteria di farmaci, le allucinazioni, i comportamenti violenti, fino all’insieme di medicinali che secondo Rita avrebbero scatenato il ricovero di suo padre in pronto soccorso. Da qui altri consulti medici e l’incontro con la “Ra.Gi.” fino alla revisione delle terapie. Un cammino tortuoso. Che però oggi è alleggerito da momenti di sollievo: <<Già con la “Ra.Gi.” abbiamo visto i primi risultati positivi. Mio padre è più tranquillo, sorride, ti abbraccia, è più sereno. Certo, il filo logico del suo discorso dura pochi secondi, ma riconosce ancora le persone care, soprattutto quelle che vede più spesso>>.

<<Il fatto di vederlo più reattivo, non più chiuso in se stesso, è per noi fonte di positività e ci dà una mano di aiuto>>, dice Rita. <<Il sostegno psicologico che la “Ra.Gi.” offre a noi famigliari è importantissimo. Le realtà come questa andrebbero sostenute di più da parte delle istituzioni. Perché sostenendole, sostengono anche noi>>.

<<Utili, inoltre, i consigli di Elena Sodano su come dobbiamo comportarci>>. Per dirne una, <<importante salutarlo indicando il grado di parentela con espressioni del tipo: “Ciao, papà” o “ciao, nonno”>> per stimolare la dimensione affettivo-emozionale, quella parte di memoria che resiste di più e più a lungo alla malattia. Una dimensione affettiva che Rita ritrova nei modi di dire di suo padre: “E’ arrivata Caterinella mia”, dice spesso Carlo usando il nome che spesso dava a sua figlia quando lei era ancora bambina.

Le emozioni prendono forma anche quando l’uomo rivede le sue creazioni: <<Ogni tanto scende in cantina, guarda le sue opere e i ricordi continuano a riaffiorare>>.  Il sommergibile, il veliero, la Torre Eiffel, riproduzioni nate dalla passione per il modellismo. Oggetti sacri da contemplare e custodire ancora con orgoglio e un pizzico di gelosia.

C’è poi l’amore per sua madre: <<Mio padre – racconta la donna – è rimasto molto legato a sua mamma, la nomina spesso, ogni tanto dice che vuole andare a trovarla anche se lei non c’è più>>.  Un amore mai spento, un ricordo che resiste alla dimenticanza, la prova – secondo Rita – di un modo di essere e di sentire che sopravvive alla malattia.

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Francesco Ciampa, giornalista freelance, ufficio stampa “Ra.Gi.”

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