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Dai nostri Social Spunti di riflessione

LA LORO DIFESA CONTRO LA NOSTRA “DISIDRATAZIONE EMOTIVA”

Ogni malato di Alzheimer, così come ogni persona con una forma di demenza, invoca un diritto, spesso mortificato, spesso sottaciuto, ma tanto, tanto potente.
Questo diritto ha numerosi sinonimi: amore, emozione, tenerezza, affetto, complicità, eros, bene, sentimento. Noi che parliamo il linguaggio della TECI terapia, ci riferiamo al libero Risveglio della memoria emozionale e corporea.
Quello che vedete nella sequenza di queste foto è un fenomeno unico, ma non di certo raro che accade nel nostro Centro Diurno. Un momento che nulla ha a fare con la cognitività e con il ragionamento. Qui c’è di mezzo il cuore, l’affettività, l’istinto manifesto, la passione umana che nasce con una “retrogenesi” che si trasforma in uno strumento di vera relazione, comunicazione, aiuto, conforto tra due persone che insieme diventano unicità.
Emozioni vere che riescono a far venir fuori la migliore identità possibile delle persone con malattia di Alzheimer.
Persone che, nella loro quotidianità ricercano sempre la misura di un senso, di relazioni, di elevati rapporti umani.
Perchè parlo di un diritto? Perchè credo che manchi una coscienza del diritto-desiderio alla dolcezza per le persone con demenza. Perchè credo che quando le emozioni e gli affetti sono svincolate dal controllo razionale spesso diventano anarchiche, ingestibili, inaccettabili.
Ma sono propri questi momenti che offrono a noi terapeuti e a voi famiglie la possibilità di indirizzare i nostri cari verso la scoperta delle emozioni positive.
Loro amano, amano sempre. Nella maniera più ampia e vera possibile.
Lui è Giorgio e lei è Serafina e, quello che hanno donato a noi operatori è una riflessione nello specchio della nostra anima.
Sono solita a chiamare le persone con demenza i nostri maestri della schiettezza, della sincerità, del grande spessore umano.
Basta guardarli e osservarli con tempo. Tanto tempo.
Il lasciarli esprimere il piena libertà, materializza davanti a noi una magia.
I loro simboli, i loro gesti, sono capaci di indirizzare ogni coscienza, di materializzare i nostri desideri più intimi di affettività.
Affettività, quanta ne abbiamo bisogno! E quanta invece non ne riusciamo a chiederla. Pretenderla a volte. Quante riserve abbiamo. Ecco loro non vivono di riserve, di tabù di tutte le nostre idiozie umane. Loro difendono se stessi dalla “disidratazione emotiva”. Sentono che devono Nutrirsi di Emozioni.
Se il loro encefalo, sede del cervello razionale, piano piano si “disidrata” inaridendosi, ci sono tante vive e bizzarre strutture sottocorticali che restano autonome ed intatte. Per tempo. Tanto tempo.
Ecco perchè dico che sono loro i maestri della maieutica, di quell’antico metodo dialogico tanto caro a Socrate che riesce a manifestare la verità di ogni vero bisogno umano.
E con l’umano non esistono i metodi ma solo il soddisfacimento dei propri bisogni. Rappresentano una sponda essenziale per tutti noi. Perchè non lo dovrebbe essere per le persone con una demenza?
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