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GLI AMICI DEL “MAI SILENZIO”.

Ave Maria, frammenti litanie e poi Amen. Ripetizioni continue e sottovoce dei giorni della settimana. E poi: “sabato e domenica vado in chiesa”… E Così, per ore e ore. Guardandola e ascoltando la confabulazione della sua giovane voce mi rendo conto che la persona con Demenze prima o poi taglia un Traguardo Relazionale: si rende conto he la.parola non serve più. Un traguardo che si diuisce nel tempo andando a ritroso sulla strada dell’acquizione verbale di quando era una bambina. Da bambini impiegano anni a raggiungere il giusto lessico, da dementi perdono i fonemi che diventano sempre meno strutturati.
Cosa resta dunque?
La rassegnazione e l’annichilimento depressivo di qualcosa che manca o la ricerca di altre funzioni residue? Ecco, Lei giovane e con una Dft ha capito che la seconda strada è quella percorribile. Lei, tocca di più, ride, cammina, delira, si arrabbia, vuole scappare, grida, tace, danza, canta, gesticola, gira su se stessa, ma…Comunica si Esprime liberamente. E tu stai li a guardare e osservare senza nulla fare. Senza nulla dire. Senza nulla pretendere. Senza nulla voler cambiare. Solo attendere. E mentre attendi pensi che sarebbe più facile tacitare un delirio fastidioso con dieci goccine. Oppure mettere una cintura per bloccarla sulla sedia, mentre urlerà cercando di slegarsi, sbriciolando il pannolone in mille frammenti, trascinandosi la sedia con una determinazione e una forza inspiegabile, cadendo magari in avanti.
E allora decidi.
Decidi di interrompere quel suo delirio gergofasico iniziando a entrare nella sua dimensione senza girare le.spalle o scappare lontano. STARE. RESTARE. ASCOLTARE. CAPIRE. ENTRARE. RAGGIUNGERE. USCIRE. Bypassando con un sorriso le evidenti inadeguatezze e deviando l’attenzione dai quei insoliti comportamenti. E così il.suo animo turbolente mi fa anche il regalo di usare una battuta scherzosa come mezzo di smascheramento liberatorio. Facciamo uno sgambetto alla malattia. E ci abbracciamo. E ci baciamo con ripetitività. Ci soffochiamo d’affetto. Senza fretta. Godendo entrambi di quei baci, abbracci e sorrisi che non pesano chili. Ci comunichiamo tutto ciò che di bello può passare dalla nostra pelle. PELLE. Un organo che la.persona con demenza protegge gelosamente, perché è l’organo che gli permette di SENTIRE.
Attraverso la.pelle comprendono se credete ancora in loro oppure se li considerate completamente persi. Parlate con loro di quelle miserie umane che accomunano entrambi. Parlate delle vostre catastrofi interiori. Vi capiranno e modo.loro vi consiglieranno. Oh! Quanti consigli mi ha dato il mio Elio. Quanto sento ogni giorno la sua protezione nei mie confronti. Quanto avverte la mia preoccupazione quando mi vede tribolare se nel Centro le cose non vanno proprio come vorrei. Quanto parla e mi ripete i suoi suggerimenti , stilettate penetranti amiche del mai silenzio.

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Elena Sodano

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    La Terapia della Bambola, che abbiamo l’onore di ospitare per la prima volta a Catanzaro, è una terapia non farmacologica, ideata dal Dott. Ivo Giovanni Cilesi che aiuta a ridurre i disturbi comportamentali e dell’umore dell’anziano. Attraverso l’accudimento e il maternage della bambola terapeutica la persona attiva relazioni tattili e affettive. Sempre per chi lo ignorasse, COSA IMPORTANTE, c’è da dire è che, la terapia della Bambola e’ un dispositivo medico in Classe I, registrato al ministero della salute V0880-Attrezzatura di supporto all’attività sanitaria-accessori. IDENTIFICATIVO DI REGISTRAZIONE BD/RDM NR 1560853. DATA PRIMA PUBBLICAZIONE 24/05/2017.-

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